Oggi il socio Mario Frata ci propone la sua ultima realizzazione: La Zündapp KS 750

La Storia

Nel novembre 1937, l’Oberkommando des Heeres (OKH) promosse la creazione di un motociclo militare di nuova concezione. Il progetto fu affidato alla Zündapp e alla BMW, che dovettero attenersi a specifiche tecniche particolarmente severe. I veicoli dovevano infatti garantire una capacità di carico di 500 chilogrammi, corrispondente al peso di tre soldati equipaggiati, e assicurare ottime prestazioni fuoristrada grazie a un’altezza minima da terra di 150 millimetri, con accorgimenti tecnici che permettessero l’installazione di catene da neve sotto i parafanghi.

La Zündapp fu la prima a rispondere alle richieste del comando tedesco già nel 1938, mettendo in cantiere un modello che riprendeva alcune soluzioni collaudate sulle moto civili della casa di Norimberga, come il telaio rigido in lamiera stampata e un motore bicilindrico boxer da 700cc poi portati a 751cc. Poco dopo, anche i tecnici della BMW realizzarono la celebre R75. Nonostante la marcata somiglianza tra i due mezzi, gli ufficiali dell’esercito giudicarono la KS 750 superiore alla rivale bavarese, arrivando inizialmente a proporre a BMW la produzione su licenza del modello Zündapp.

Dopo una resistenza iniziale, le due storiche aziende trovarono un accordo strategico per la produzione parallela di entrambi i modelli, puntando su una vasta standardizzazione dei componenti per facilitare la logistica. Molti particolari divennero intercambiabili, come il differenziale brevettato dalla Zündapp, le ruote a raggi, l’impianto frenante con comando idraulico al posteriore e svariati dettagli meccanici minori. Anche i carrozzini, prodotti nelle versioni BW 40 e BW 43, venivano assemblati da aziende esterne specializzate seguendo standard unificati.

La produzione in serie ebbe inizio nella tarda primavera del 1941, dopo un anno di sperimentazioni sul campo. Durante l’impiego operativo, i sidecar evidenziarono però alcune criticità strutturali, dimostrandosi mezzi pesanti, poco confortevoli, onerosi dal punto di vista economico e particolarmente complessi da gestire sia nella guida che nelle operazioni di riparazione. Nonostante queste difficoltà e i violenti bombardamenti che danneggiarono pesantemente gli stabilimenti di Norimberga, la produzione della KS 750 proseguì costantemente fino al 1946, anno in cui furono realizzati gli ultimi esemplari in versione civile.

Il Modello

La scenetta in oggetto nasce in maniera un po’ casuale, nel senso che avevo in casa un vecchio kit Italerei, rimasuglio di quando costruivo carri e mezzi militari ormai tanti anni fa. Mi capitò poi di imbattermi in un figurino della Blues Miniatures che rappresentava un paracadutista tedesco nell’atto risalire in sella ad una moto Zundapp KS750 e da qui nacque l’idea. Il progetto era quello di rappresentare un Fallschirmjager in fuga da Montecassino, incalzato dell’avanzata degli alleati nella primavera del 1944. Il nostro para’, nello specifico, si è impossessato di una moto abbandonata, appartenuta alla 90ma divisione panzergrenadier, l’ha caricata con i propri effetti personali e con tutto ciò che poteva servirgli nel viaggio verso nord ed è partito..

Il primo problema che ho incontrato, nella realizzazione della scenetta è stato che il figurino era concepito per essere adattato ad una Zundapp in scala 1/35 ma di un kit Tamiya, di conseguenza l’incastro del manubrio era diverso rispetto a quello del mio kit, perciò ho dovuto adattare le mani del soldatino al manubrio della moto Italerei mediante un lavoro di taglia e cuci. Il secondo problema che si è presentato è stato che il figurino è stato concepito per una moto senza sidecar, quindi facilmente adattabile in quanto la si poteva inclinare verso le braccia del paracadutista senza particolari difficoltà, Operazione chiaramente più difficile da compiere con una moto dotata di sidecar come quella che volevo realizzare io. Il problema è stato risolto ponendo il figurino in una partita posizione leggermente più elevata rispetto alla moto, sfruttando allo scopo, le macerie dell’abbazia che ho cercato di riprodurre nella scena. Una volta risolti questi problemi sono passato alla costruzione della moto vera e propria, impresa anche questa non facile, visto che non mi cimentavo con un kit in plastica da anni. Il tutto è stato poi dipinto “alla vecchia” tutto a pennello, come si faceva una volta,cedbinfatti il risultato si vede…

Per quanto riguarda il figurino, per prima cosa gli ho sostituito la testa con una della Hornet ( sempre le più belle in commercio) poi gli ho sostituito la vanghetta da trincea con una borsa porta documenti perché volevo rappresentare un sottufficiale, ed a questo proposito gli ho aggiunto i gradi sulle maniche dell’overall da lancio. Poi ho dipinto, come sempre, tutto ad acrilico usando colori AK, Vallejo ed Andrea. I pantaloni sono quelli grigioverdii ( più verdi che grigi) della combinazione da lancio l’elmetto invece è dipinto in color sabbia, come si usava nel teatro di guerra mediterraneo come pure l’overall che è nella tipica mimetizzazione scheggiata, ma nella variante dove predominavano i colori rossicci, rispetto a quelli verdi della variante continentale. La commistione di capi di vestiario della variante mediterranea con quelli della variante continentale, a quanto pare, era tipica dei Fallschirmjager impegnati a Montecassino.