Museo del Modellismo Storico "Leonello Cinelli"

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Le artiglierie estensi

La notizia più antica riguardante le armi da fuoco usate nel ferrarese risale al gennaio del 1334, quando il Marchese Rinaldo d'Este "... a preparari fecit maximam quantìtatem balìstarum, scopetorum, spingardarum ..." per la conquista della cittadina di Argenta.
L'attenzione degli Estensi verso queste nuove armi fu sempre molto viva, infatti assoldarono in sempre maggior numero i migliori bombardieri italiani e stranieri.

LA STORIA

La notizia più antica riguardante le armi da fuoco usate nel ferrarese risale al gennaio del 1334, quando il Marchese Rinaldo d'Este "... a preparari fecit maximam quantìtatem balìstarum, scopetorum, spingardarum ..." per la conquista della cittadina di Argenta.
L'attenzione degli Estensi verso queste nuove armi fu sempre molto viva, infatti assoldarono in sempre maggior numero i migliori bombardieri italiani e stranieri.
Lo stesso Marchese Leonello, che rappresentò il prototipo del principe colto e umanista, che fu il più incline degli Estensi ad apprezzare i valori dello spirito e che riuscì a reggere lo Stato senza scendere mai una sola volta in guerra riducendo così al minimo le spese militari, non dimenticòmai di provvedersi di nuove artiglierie e di munizioni.
Ma e sotto il Duca Ercole che si deve collocare la fine del periodo empirico e l'inizio di una organizzazione con dimensioni tali da rendere possibili nel 1482, allo scoppio della guerra contro Venezia, la messa in campo nel breve volgere di pochi mesi di più di mille pezzi di artiglieria, in buona parte di nuova e avanzata concezione.
Pandolfo Collenuccio, ambasciatore ducale presso l'imperatore Massimiliano, in una missiva del 1497, pur annotando diligentemente le particolarità dei pezzi imperiali, è convinto che Ercole non abbia bisogno di maestri per queste armi:
"... son li cannoni della portata di quelli di Vostra Signoria, ma non son sì lunghi. Sono tredici spanne de le mie tutti integri e senza coda. Se caricano per la bocca,...".
Come si può osservare, pur nella similitudine della portata, è rilevato che le bocche da fuoco ferraresi sono più lunghe, caratteristica della produzione Estense che si manterrà fino a tutto il XVI° secolo.
Nel 1503 alla morte di Ercole succede il figlio Alfonso che continua la tradizione paterna; il momento storico è estremamente tormentato; spesso le vicende costringono il Ducato Estense a combattere su più fronti per difendere la sua stessa sopravvivenza.
E' proprio in questi frangenti che il nuovo Duca da prova di grandi capacità politiche ma soprattutto di capacità militari, puntando tutto sulle artiglierie che gli permettono di salvare lo Stato e nel contempo lo rendono famoso e temuto in tutta Europa.
Nel 1509 le artiglierie ferraresi tuonano nell'assedio posto dall'Imperatore Massimiliano a Padova; nello stesso anno, all'alba del 22 Dicembre, a Polesella le medesime artiglierie mandano in pezzi le galee veneziane che risalivano il Po per mettere a ferro e fuoco il contado ferrarese.
Il 12 Giugno 1510 cade in mano francese Legnago, per merito di otto giorni di cannoneggiamento Estense: Este e Monselice sono così riconquistate dal Duca.
Il capolavoro tattico Alfonso lo compie a Ravenna il 4 Aprile del 1512, quando durante il combattimento, visto che le proprie artiglierie non producevano alcun effetto sul nemico lspano - Pontificio, spostò le agili colubrine dalla parte opposta degli schieramenti in una posizione più favorevole da dove potè prendere d'infilata i nemici, obbligandoli in un primo momento a distendersi a terra per non essere colpiti, poi ad uscire allo scoperto costringendoli ad attaccare.
Questa mossa fu determinante per la vittoria finale delle truppe Franco - Estensi.
Per la prima volta si sperimentò in una battaglia campale la potenza distruttiva delle artiglierie, impiegate dall'Estense in modo spregiudicato e moderno: l'ecatombe fu immane, restarono sul terreno 18.000 morti. Dopo Ravenna Alfonso passò alla storia come il Duca Artigliere.
Alfonso d'Este nacque nella Delizia di Schifanoia il 21 Luglio del 1476.
Il padre Ercole e la madre, la principessa napoletana Eleonora d'Aragona, lo educarono alla politica ed alle armi come futuro Principe di Ferrara, secondo il modello umanistico del Signore colto e raffinato, ma il giovane Alfonso andando contro la consuetudine mostrò subito grande interesse per i "vili" lavori manuali, appassionandosi alle conquiste nel campo della meccanica di quel tempo.
Scrive il Giovio: "...Alfonso d'Este, dandosi egli ancora a fondere metalli a guisa di fabbro e a gittare cose in bronzo, gli successe tanto bene e facilmente tale arte, che egli superò con il suo ingegno, sia nel mescolar metalli con meravigliosa temperatura sia nel gittare artiglierie grandissime e di inusitata misura, tutti i migliori artefici et di più autorità che si trovassero ai suoi tempi ...".
Dunque Alfonso non solo ha capito l'importanza e l'uso di questa nuova arma, ma partecipa attivamente nel progettare e nell'inventare nuove soluzioni tecniche, passando molto del suo tempo nelle officine, al fianco delle maestranze.
Il Fleurange, nelle sue memorie, ci testimonia che il Duca aveva ben 300 pezzi di artiglieria pesante in due edifici, mentre la fabbrica era suddivisa in altri tre edifici: uno di essi era adibito alla fonderia, l'altro alla creazione degli stampi ed il terzo alla costruzione degli affusti e delle ruote.
Le fasi della produzione delle bocche da fuoco erano distinte in luoghi differenti, che presupponevano dunque un notevole grado di specializzazione e suddivisione del lavoro.
I fonditori avevano un ambiente a sè stante, con una attrezzatura specifica che permetteva il controllo delle temperature di fusione delle leghe e quindi una perfetta riuscita del pezzo.
Il secondo ambiente era di tutt'altra concezione: la costruzione degli stampi presumeva una fase di ideazione e di ricerca per poter escogitare modelli sempre più perfezionati.
Facevano parte delle maestranze di questa fase anche artefici che avevano rapporti con l'ingegneria e la pittura, come il pittore Battista Dossi, pagato nel 1547 per aver fatto per quattro giorni rilievi in cera di artiglierie a scopo della rifusione dei pezzi.
Di notevole interesse è il fatto che esistesse un ambiente per la falegnameria.
Era questo un settore delicato perchè gli affusti erano soggetti a rapido deterioramento; l'aver sempre a disposizione un locale per questi lavori toglie dall'aleatoria anche questa produzione, per la quale bastava un minor grado di specializzazione: in tal modo si potevano avere pezzi pronti in tempi brevi.

LA PRODUZIONE

Si può avere un'idea della composizione dell'Arsenale Ducale leggendo gli inventari delle munizioni delle rocche.
In esse figurano: colubrine, girifalchi, falconi, falconetti, spingarde, cannoni e bombarde.
Come si può vedere,la fabbrica ducale produceva praticamente tutti i tipi di bocche da fuoco in uso a quei tempi; ma la particolare fama veniva dalle sue artiglierie pesanti di precisione, nella cui tipologia la principale invenzione ferrarese è la colubrina doppia sforzata.
La colubrina lanciava solitamente proiettili pesanti 25/30 libbre, la colubrina era detta "doppia " se la palla superava le 30 libbre, era poi "sforzata" se il proiettile pesava il triplo o il quadruplo del normale: proprio queste ultime costituivano il vanto Estense.
La prima di cui si ha notizia fu fabbricata da Afonso; questa colubrina doppia sforzata ebbe il nome di "Gran Diavolo": portava palla da 100 libbre (Kg 34,513) mentre il suo peso era di 20.350 libbre, era lunga 27 bocche corrispondenti a metri 5,64.
Un'altra celebre colubrina doppia sforzata analoga a quella descritta prese il nome di "Terremoto".
Il 25 agosto del 1510 queste due eccezionali bocche da fuoco furono collocate in posizione strategica sulla riva sinistra del Po, a difesa della città in previsione di un attacco diretto dei Veneziani.
Una terza bocca da fuoco della medesima tipologia prese il nome di "Giulia".
Alfonso la gettò nel 1512 con i pezzi della statua di bronzo di Giulio II°, la statua del Papa guerriero modellata da Michelangelo che era stata collocata sul sagrato della chiesa di San Petronio in Bologna il 21 Febbraio 1508.
Per fonderla si erano adoperate insieme ai pani di bronzo anche una bombarda del Comune di Bologna e la campana del palazzo Bentivoglio, distrutta allorchè questa potente famiglia era stata cacciata nel 1507 dalla città per opera proprio di Giulio II°.
Ma nel 1511 i Bentivoglio riuscirono a riconquistare Bologna e, assetati di vendetta, distrussero tutto ciò che era opera del Pontefice, tra cui anche la statua.
Il monumento, pesante 15.000 libbre, fu fatto a pezzi dalla plebe e quel che ne rimase venne acquistato da Affonso d'Este; i frammenti furono poi ritirati dal Maestro bombardiere Quirino che li caricò su una barca a Corticella, per giungere a Ferrara attraverso una più celere via d'acqua.
Il Duca, impadronitosi del monumento dell'odiato nemico, senza preoccuparsi affatto del suo valore artistico lo manda dritto in fonderia per cavarne una nuova stupenda arma di cui si servirà contro lo stesso Pontefice e che, con una punta di ironia, battezza appunto "Giulia".
La Giulia era una colubrina doppia, lanciava quindi una palla pesante 50 libbre (Kg 17,256) era a otto facce, portava inciso sulla culatta il proprio peso di 9000 libbre, (Kg 3105,9) e aveva una lunghezza di 26 bocche (metri 4,625).
Fra tutte queste splendide artiglierie la più celebre è certamente la colubrina doppia sforzata detta "Regina": fusa nel 1556 da Annibale Borgognoni portava palla da 100 libbre, pesava Kg. 7.254,62 e misurava metri 6,745.
Si presentava ricchissima negli ornamenti e prendeva il nome dal fatto che la gioia della bocca (decorazioni della volata) era coronata da un diadema a cinque punte, quasi fosse veramente la sovrana delle armi.
Tale coronamento celava però uno scopo funzionale: uno degli spazi nel corpo della corona che avrebbe dovuto essere occupato dalla raffigurazione di gemme incastonate era stato infatti lasciato vuoto, affinchè il foro triangolare risultante potesse servire per "mettere a mira" il pezzo, trattandosi del punto più alto della gioia.
Questo artifizio, adottato in seguito dalle artiglierie piemontesi da muro del 1850, rappresentava una significativa innovazione.
La fusione era risultata così perfetta che la lega, priva di grosse turbative nello stato microcristallino, faceva si che il pezzo risultasse brillante perfino all'interno, come attesta l'autore della "Genealogia delli Signori Estensi", riferendosi all'anno 1567, quando il Borgognoni per poco non rimase ucciso mentre mostrava ad alcuni gentiluomini Urbinati l'interno "lucido come uno specchio" della colubrina, malauguratamente carica.
Una curiosità: l'ultima volta che la Regina sparò fu ai tempi del Duca Rinaldo I° (1694 1734). In quell'occasione gettò il proiettile ad una distanza di tre miglia, pari a metri 4.492,18.
Molte di queste belle artiglierie giacevano ancora negli arsenali, sopravvissute a loro stesse, quando apparve Napoleone Bonaparte che con la furia di un ciclone spazzava via tutto ciò che incontrava.
Ciò che rimaneva delle splendide artiglierie estensi finì così per essere fuso e riutilizzato per realizzare anonimi cannoni che finirono la loro esistenza sui campi di battaglia di mezza Europa.

BIBLIOGRAFIA
- F. Locatelli - "La fabbrica ducale Estense delle artiglierie" - Bologna 1985.
- L. Chiappini - "Gli Estensi" - Varese 1970.
- G. Zerbinati - "Cronache di Ferrara quali cominciano dall'anno 1500 sino al 1527" - Ferrara 1989.
- A. Angelucci - "Documenti inediti per la storia delle armi da fuoco italiane" - Torino.

IL MODELLO
Il Prof. Andrea Zanotti ha realizzato una scenetta completamente autocostruita di una Colubrina estense da....