Museo del Modellismo Storico "Leonello Cinelli"

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2012 - La Giulia

Per il tempo era un'arma senza eguali con i suoi otto metri di lunghezza, tanto che il grande condottiero francese Pierre Terrail de Bayard conosciuto come il Cavalier Baiardo non esitò a definirla "terrificante"

Nel 1506 cacciati i Bentivoglio da Bologna, fra le grida del popolo festante, Giulio II° decise di celebrarsi con un' opera da tramandare ai posteri. Dato che allora, come oggi, con i soldi degli altri non si badava a spese fu chiamato come scultore niente meno che Michelangelo Buonarroti da Caprese.

Quest'ultimo si precipitò anche perché doveva farsi perdonare la sua fuga da Roma. Si diceva in giro che il maestro non fosse entusiasta del soggetto e nemmeno del materiale: il bronzo, al cui uso era poco o niente avvezzo. Ma tanto fu ed in poco tempo i bolognesi videro la statua, di enormi dimensioni, issata in una nicchia avanti a San Petronio.

Rappresentava il Papa benedicente. Mormoravano i Felsinei che lo sguardo del pontefice non fosse quello di un mite pastore d'anime ma quello di chi voleva incutere un pesante timore.

Poco più su di Bologna dove si mangiano cappelletti e non tortellini gli Estensi vivevano un momento di splendore. Il duca Alfonso era nel contempo mecenate condottiero e grande esperto di fonderia. In quel di Ferrara si producevano le migliori artiglierie del tempo: colubrine dai nomi stravaganti e dalla potenza, per allora devastante.

Lo constatarono i Veneziani che arrivarono baldanzosi il 22 dicembre del 1509 con le loro galere su cui garrivano le bandiere leonine. A Polesella le artiglierie ducali dissero sul serio. Si aspettò pazienti l'arrivo di una piena, già segnalata, e quando le serenissime navi arrivarono ad alzo zero non ci fu scampo.

I Veneziani tornarono con le pive nel sacco e senza le navi, parte affondate e parte catturate.

Il duca tornò a Ferrara fra le immancabili grida di giubilo del popolo. Tornò da Lucrezia che gli diede sei figli e da Laura che ne sfornò altri due dimostrando a tutti che le sue artiglierie erano in ordine.

Come sempre accade la ruota della vita cigolando gira e nel 1511 i Bentivoglio si ripresero Bologna e la sua mortadella. L'immancabile popolo festante legò robuste corde attorno alla statua di Giulio benedicente e la fece cadere mandandola in frantumi. Era il 15 dicembre 1511. Ora che ricordo rimase intatta la testa col suo sguardo severo, questa girovagò per anni per finire poi nell'oblio.


"Volete i rottami della statua? " chiesero i Bentivoglio agli Estensi. Ad Alfonso che vantava un record di scomuniche, la proposta parve più dolce di un cappellaccio con la zucca. Tutto quel ben di Dio fu fuso e tramutato in un cannone enorme che, non senza una spolverata di humor venne chiamato Giulia. Per il tempo era un'arma senza eguali con i suoi otto metri di lunghezza, tanto che il grande condottiero francese Pierre Terrail de Bayard conosciuto come il Cavalier Baiardo non esitò a definirla "terrificante".

Peccato per l'opera di Michelangelo, peccato per la meraviglia tecnica di Alfonso. Giulio e Giulia non esistono più, il primo fu inghiottito dalla seconda e questa inghiottita dal tempo .

Forse oggi in qualche bella casa fra i pezzi d'antiquariato esiste un vaso, un paiolo un oggetto in bronzo che se potesse parlare... ...

Master Andrea Zanotti
Painter Andrea Zanotti
Narratore Roberto Donati 

"Ebbe lungo spettacolo il fedele

vostro popul la notte e'l di che stette

come in teatro, l'inimiche vele

mirando in Po tra ferro e fuoco astatte"


Ludovico Ariosto sulla battaglia di Polesella.