Oggi Roberto Donati ci presenta la sua ultima realizzazione: la SIATA 500 e ci racconta la storia dell’azienda che la creò. La parola passa a lui.

Tutti i modellisti conoscono i “trans kit”, quelle costosissime scatolette che contengono fotoincisioni e pezzi in resina per migliorare un modello o addirittura per modificarlo. Si può ottenere così un’auto che ha corso a Le Mans da una sportiva stradale o un porta munizioni da un carro da battaglia. Beh la SIATA faceva la stessa cosa, un pochino più in grande.

Il fondatore: Giorgio Ambrosini era nato a Fano sul finire dell’ottocento, il secolo dell’elettricità, del vapore e del motore a scoppio. Pilota appena accettabile, a livello amatoriale, ma ottimo imprenditore capace di circondarsi di validi collaboratori. Il nome della sua ditta era l’acronimo di Società Italiana Applicazioni Tecniche Auto-aviatorie. Dalla sua fondazione, sino allo scoppio della guerra, Ambrosini si occupò di kit di miglioramento delle Fiat 522 -524- 514 e 508, la mitica Balilla. Non c’era dubbio le macchine venivano sensibilmente migliorate nelle prestazioni il che portò la piccola fabbrica torinese ad una fama notevole. Poi arrivò la guerra.

La Siata era troppo piccola per poter essere convertita a produzioni belliche, per cui durante quella lunga e tragica parentesi il tempo fu impiegato nella progettazione di un piccolo motore chiamato “Cucciolo” da applicare alle biciclette.

Spentisi i fuochi della guerra, la società riprese la propria attività con nuovo slancio.  Già nel maggio del ’45 venne inaugurata la nuova fabbrica a Torino, sorta a tempo di record sull’area della vecchia, danneggiata durante il conflitto. Il rialncio partì proprio dal Cucciolo che venne presentato alla Fiera di Torino. Fu un successo immediato e fu subito evidente, visto l’elevato numero di richieste, che la S.I.A.T.A. non sarebbe riuscita a far fronte alla crescente domanda. È a questo punto che entra in scena la Ducati di Bologna.

L’ingegnere Antonio Cavalieri Ducati, comacchiese, fondò la società “Scientifica Radio Brevetti Ducati” che progettava e costruiva radio, proiettori cinematografici, calcolatrici, e rasoi elettrici. Si cimentò anche nella realizzazione di magnifiche fotocamere, oggi ricercatissime dai collezionisti, erano delle mezzo formato. Purtroppo il costo elevato, derivato dalla buonissima qualità, ed il citato formato non professionale non consentirono un grande successo. Dunque si puntò sulla produzione del “Cucciolo” per cui la Ducati entrò nel mondo motociclistico per poi non uscirne più.

Gli affari andarono bene per la piccola SIATA tanto che la proprietà allargò le sue ambizioni: non più solo “trans kit” ma vere e proprie auto anche se sempre di derivazione Fiat (salvo l’utilizzo di qualche motore statunitense). Il risultato fu una produzione di piccoli capolavori, macchine dalla linea tipicamente italiana, sportive ma anche validissime nelle corse. La fama si diffuse in tutto il mondo quando Steve Mc Queen acquistò una di queste per partecipare ad alcune competizioni.

La denominazione della società mutò in: Società Italiana Auto Trasformazioni Accessori. Auto normali, rielaborate e potenziate da Siata e date in mano a carrozzieri straordinari come Bertone, Michelotti e Farina diventavano straordinari veicoli ambiti dalla jet society. Guardiamone alcune:

SIATA 208

 

SIATA Amica

Ci fu anche un’alleanza con l’Abarth ma durò poco e lasciò un segno lieve nella storia dell’auto. Tempus fugit dicevano quelli che capirono il mondo; la qualità artigianale non era più al passo con i tempi. La Siata tentò allora la strada delle auto con linee retrò secondo una moda statunitense (Panther, Excalibur ecc…) il risultato fu la Spring derivata dalla Fiat 850. Poi nel 1970 arrivò la fine.

SIATA Spring 850

Ma veniamo a noi, la gloriosa ditta tentò anche d’inserirsi nel mondo dei record su terra con una straordinaria creazione che è sopravvissuta alle furie del tempo: La Siata 500.

SIATA 500 da record

 

Questa vettura fu creata nel’38 per sferrare l’attacco al record mondiale per i motori sino a 500 cm3, allora detenuto dal conte Lurani con le sue Nibbio  ( vedi articolo predecente). Era basata sulla Topolino, sia pur perfezionata dalla ditta di Ambrosini.  Il motore fu portato a 480 cm3, dotato di una testata speciale e da un compressore, La carrozzeria splendida, ed avanti nei tempi come linea, fu realizzata da un “sarto” di Torino, un piccolo geniale carrozziere: Rocco Motto con bottega in via Orta. Come pilota fu scelto uno sconosciuto: Alfredo Bosi di Milano, un concessionario della Citroen. Per l’auto fu concesso, dalla Germania, l’uso del tratto autostradale Dessau – Bitterfeld. Ma alla fine il tentativo non ebbe luogo.

Non si conoscono bene i motivi della rinuncia, forse la moglie del concessionario, che non voleva rischiare la vedovanza, gli disse “cià, fagh su la crus al risott giall con l’oss buus”. Poi la guerra stese un velo di polvere e cenere, da cui la macchinetta risorse anni dopo per partecipare a normali corse.

Veniamo al modello. Direi che non esiste in commercio per cui ho deciso di auto costruirlo, usando il sistema che vidi applicare da Fadini. Purtroppo non sono un mago come lui, per cui il risultato è commisurato alle mie forze.

Calcolate le dimensioni sull’1/43 sono partito da una base di legno di balsa per poi modellarci sopra del Milliput. Con carta vetrata sempre più fine ho infine ricavato la carrozza. Una briciola di acetato, un pochino di plasticard un bilanciere da orologio per il volante e ho finito. Non è un Dwindle ma è un modello in più per la nostra collezione…..che non ha nessuno.                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                           Ah, un’ultima cosa la macchina, quella vera, dopo svariate mostre, è stata messa in vendita. Con 350000 euro la portate a casa.